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Betti 29 mag 2019“La si vede quasi con meraviglia, uscendo dai monti, sul cocuzzolo d’un colle eminente, isolato. Dove l’occhio s’aspetterebbe di trovare un gruppo di pecore o un ciuffo d’alberi, si vede sorgere, solitario, una specie di castello con mura molto alte e irregolari […] Niente la annuncia intorno, né borgate né orti né osterie rumorose. Terminano i campi arati, s’alzano quelle mura silenziose. Un forestiere che salisse tra la nebbia se la troverebbe davanti come un’apparizione. La città non dà confidenze alla campagna, anche il suo profilo lontano esprime un destino di signoria.”  Con la nota descrizione della città di Camerino tratta dalla Gazzetta del popolo del 1932 e ripubblicata due anni dopo nell’Appennino Camerte ha avuto inizio, mercoledì 29 maggio scorso, la lettura scenica dedicata ad Ugo Betti proposta dagli alunni dei Licei di Camerino. Nell’ambito del progetto scolastico “Ugo Betti e la città d’oro”, nato sin dallo scorso anno con l’intento di far conoscere e tramandare il valore espressivo e tematico delle opere poetiche, narrative e drammaturgiche di un autore troppo spesso trascurato dalla stessa critica, è stata presentata una selezione di poesie nella quali il nostro Betti rievoca in modo esplicito o con rimandi sfumati, ma non per questo meno intesi, la sua città natale. Accompagnate dalle note meravigliose di Respighi, Fauré, Chopin, Bramhs, Elgar, Saint-Saëns, Schumann, Ravel, selezionate per l’occasione dal preside Francesco Rosati, e dalle immagini fortemente evocative di Paolo Verdarelli, le parole di Ugo Betti hanno fatto rivivere l’incanto della città d’oro attraverso una sorta di viaggio nella memoria. Suoni, silenzi, profumi, colori, sensazioni descritti da Betti nelle sue poesie e resi ancora più intensi dal felice connubio con musica e immagini hanno consentito ai numerosi presenti di ricordare la città non senza accenti di commozione.


Un redivivo Ugo Betti ha introdotto i brani rievocando situazioni e circostanze di composizione: Camerino per il poeta non è solo il luogo dei sentimenti familiari, è il luogo della nostalgia e del ritorno, come in Giardino della memoria, in cui i giorni del passato sono rami fiorenti che tornano alla vita o nella poesia Il tempo, in cui il poeta rivive le sue sere infantili, ricordando gli amati genitori con la malinconia e al contempo con la fiducia di chi sa che le brevi stagioni dureranno nelle vie eterne del tempo. In La città dei re Betti ripropone la cara immagine di una sfolgorante città d’oro, (…e somiglia a quella Camerino d’oro che il Patrono della città porta sul palmo in un’antica statua), mentre in Poggetto di Camorciano, il luogo della villa dei nonni, il poeta, ritiratosi lì per scrivere la tesi di laurea alla vigilia della Grande Guerra, ritrova il suo angolo di pace. Se nei brani La passeggiata della sera, I ricordi, Sera in via Cisterna Betti, attraverso un dolce camminare per le viuzze scoscese di quel vecchio paese rievoca suoni e immagini familiari e nella contemplazione della sera turchina le passioni del giorno si stemperano, in Primi freddi a Camerino il poeta, in procinto di ripartire da Camerino, sa che non potrà godere del calore del lungo e confidente inverno e si sente straniero nella sua città. La vita di Betti è scandita dalla presenza costante della moglie Andreina, associata nelle poesie a immagini di giornate verdi e serene: in La passeggiata e Canzonetta Betti descrive le loro passeggiate, che hanno un fresco sapore d’erba, la scoperta ingenua delle piccole cose, ma anche il triste presagio della precarietà. E’ proprio Andreina Frosini a chiudere il recital pronunciando le parole dedicate a Ugo all’indomani della sua scomparsa e contenute nel saggio Religione e Teatro. Il canto XXIX del Paradiso, edito postumo: ne emerge un Betti più intimo, dalla personalità schiva, ma appassionata e attenta, capace di trasmettere calma, protezione e un senso di fiducia in quell’armonia superiore che ha faticosamente e dolorosamente cercato nella sua vita ed espresso nelle sue opere. Se le considerazioni di Betti sul curioso destino che rese breve la vita di tutti gli edifici, spesso bellissimi, edificati un tempo quassù risuonano oggi come una singolare profezia, le sue poesie consentono di rivivere, in modo significativo ora che ne siamo privi, le bellezze della città e di veder indicata, in una ideale continuità con il passato e con la tradizione, l’unica via possibile da percorrere: antica terra per nuove piante.

prof.ssa Angela Amici

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