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Alfonso Varano

Il settimanale “Orizzonti della Marca” ha iniziato nel mese di febbraio la pubblicazione di una serie di articoli, a cura del suo direttore Giuseppe De Rosa, sui personaggi che hanno legato il loro nome al nostro Istituto. 
Riportiamo ora il secondo pezzo dell’interessante rubrica, dal titolo “Per la storia dell’intitolazione dei Licei di Camerino”, riguardante Alfonso Varano, il poeta vissuto tra il 1705 e il 1788 al quale è intitolato il Liceo Classico di Camerino.

Chi era Alfonso Varano ?

Al poeta Alfonso Varano (1705-1788), discendente dell’antica signorile famiglia camerinese, a partire dal 10 maggio 1865 è intitolato il nostro liceo classico. Alfonso Varano godette al suo tempo e nel secolo successivo di grande credito letterario. Celibe, senza figli, visse sempre a Ferrara, dalla quale si allontanò così raramente che fa notizia il suo essersi recato a Venezia per incontrare il Frugoni, noto letterato del tempo, col quale era in corrispondenza. Si congettura anche di un suo viaggio a Camerino per visitare la città e il palazzo dei suoi antenati, forse il convento di suor Camilla Battista. Accanto al nome egli faceva figurare il predicato “di Camerino”; Giambattista Corniani, in una ottocentesca storia della letteratura, ci fa sapere che il Varano sempre insisteva «… sulla principesca sua origine, né lasciava che altri la ignorasse. Quella picciola vanità produceva un effetto contrario al suo divisamento; mentre anziché procacciargli estimazione, gli partoriva irrisione occulta, e dileggiamento». Dedicò l’intera sua vita alla poesia, di cui pubblicò il primo esempio non ancora ventenne. Compose drammi, anche musicali, tragedie, poemetti celebrativi. Non poté sottrarsi al gusto dell’Arcadia, anche se con la sua opera principale, “Le Visioni”, se ne allontana profondamente. Prese parte a molte accademie in varie parti d’Italia, a nessuna camerinese, che pure all’epoca fiorivano.

Sulla sua opera esprimono giudizi lusinghieri Vincenzo Monti, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi. Il grande recanatese, che nella Crestomazia poetica gli dedica il maggior spazio riservato a un poeta del Settecento, nello Zibaldone, sotto la data del 1° dicembre 1828, così annota: «Vedesi l’uomo nato nobile […] nello stile originale, nel modo individuale di pensare e di poetare, nel tuono ardito e sicuro, nella stessa fermezza e forza d’opinione religiosa e superstiziosa del Varano». Solo il Novecento, nutrito d’altre suggestioni, attenuerà il giudizio positivo sull’opera del Varano, suddividendosi tra chi lo relega nel mondo della retorica pre (o anti) illuminista e chi coglie in lui i segni del precursore del romanticismo e, in definitiva, tributario di Foscolo, Leopardi, Manzoni.
“Le Visioni”, composte tra il 1739 e il 1768, costituiscono l’opera principale del Varano, quella in cui l’autore, abbandonato lo schema arcadico, ripudia la frivolezza dei richiami classici e mitologici di tanta letteratura coeva e attua un deciso ritorno a Dante e alla poesia allegorica. Nello schema, che si ripete pressoché in tutte e dodici le “visioni”, si parte da un avvenimento contingente, quali ad esempio il terremoto di Lisbona del 1755 o la vittoria del 1757 dell’imperatrice Maria Teresa sui prussiani o la morte dell’imperatore Francesco I d’Asburgo-Lorena, e attraverso un viaggio fantastico, nel quale gli fanno da guida esseri soprannaturali, siano essi angeli o defunti, l’autore stesso perviene a un giudizio morale e religioso, quale la caducità della vita umana, la catastrofe come conseguenza del male commesso dall’uomo, la gloria del Signore. La quinta “visione” gode, a suo modo, di una dimensione “camerinese”, in quanto all’autore appare l’antenata Camilla Battista Varano (all’epoca non ancora innalzata agli onori degli altari), che lo fa salire su un carro guidato da cavalli e in volo lo porta a Messina, sconvolta dalla peste del 1743.                

                                                                                                                                                                                                                       [g.d.r.]

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