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BorriDare il giusto valore ai documenti storici, è stato questo il fine della terza conferenza dei "Giovedì Culturali", incentrata stavolta sulla ricerca della verità in ambito storico, tenutasi lo scorso 15 febbraio nell’aula magna dei Licei di Camerino. L’ospite era il prof. Giammario Borri, che insegna diplomatica e paleografia presso l’università di Macerata. Due discipline che si occupano dello studio della scrittura nelle sue manifestazioni attraverso documenti del passato, specialmente di stampo medievale. Perché dedicarsi ad una simile attività, che occupa gran parte del tempo in chi la pratica (soprattutto se i documenti sono in lingua latina)? La scrittura è il più importante mezzo di comunicazione che l’uomo ha avuto fino ai giorni nostri ed, al contrario di quello che si può pensare, la sua invenzione è recentissima dato che la prima forma di scrittura risale a 3000 anni fa rispetto ai 12 milioni dalla comparsa dell’uomo sulla terra. Il docente ha voluto sottolineare questo aspetto mostrando, anche, diverse riproduzioni di pergamene e libri ai vari ragazzi presenti nell’aula magna.


Il suo mestiere consiste nell’indagare fino in fondo per cercare di capire quale sia effettivamente la verità. Grazie a questo impegno è stato possibile dimostrare la falsità di molte fonti valutate attendibili per molto tempo, come la “donatio Constantini”, che il filologo Valla nel XV secolo dimostrò risultare un falso usato dai pontefici per dimostrare la legittimità del loro potere, oppure la “fibula prenestina” realizzata nell’Ottocento, ma considerata reperto di epoca romana. I manoscritti più affidabili sono quelli giuridici, redatti in uffici dell’epoca, come la cancelleria, e danno informazioni ben oltre la composizione legislativa. Per fare un esempio a livello locale, il documento, che attestava il finanziamento della costruzione del duomo di San Severino Marche, ha permesso di conoscere il momento storico preciso del trasferimento della popolazione settempedana dall’antica città romana sul monte. Anche oggi, purtroppo, abbiamo un livello di disinformazione molto alto, che ci rende sempre più inconsapevoli di ciò che avviene veramente e ci impone una realtà più accomodante, ma falsa. Forse è anche per questo che un lavoro così appassionante, come quello dell’archivista, è così trascurato e gli archivi di Stato (uno anche a Camerino) sono sempre più vuoti e trascurati, non permettendo di valorizzare come si deve la nostra cultura, la quale, invece, è la base della vita di tutti i giorni: ci aiuta ad avere una visione più critica e ad essere meno turlupinati dagli altri.

La serie di appuntamenti proseguirà giovedì 15 marzo (anziché l’8 marzo come inizialmente programmato) con il prof. Filippo Mignini, docente anch’egli presso Unimc, che parlerà del grande filosofo Baruch Spinoza; il titolo della conferenza: “Vivere per la verità”. Informiamo inoltre che il ciclo di incontri si è arricchito di un altro importante tema, di grande attualità, dedicato alla verità processuale e programmato per giovedì 5 aprile; interverranno il magistrato dott. Vincenzo Luzi e l’avvocato Giuseppe De Rosa.

Gabriel Lucarini
5^B Liceo Scientifico

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