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archivioNoi alunni della classe 1° Liceo delle Scienze Umane il 29 novembre abbiamo effettuato la visita all’Archivio di Stato di Camerino che, dopo mesi di inagibilità, ha finalmente riaperto alcuni dei suoi locali e l’annessa sala studio. Troppo spesso la storia sembra a noi giovani una materia lontana e piuttosto astratta, ma poter osservare da vicino, e a volte toccare con mano, i documenti e i reperti, rende lo studio della disciplina un’esperienza concreta, educativa, anche emotivamente coinvolgente. L'Archivio di Stato di Camerino è ricco di documenti, il più antico risale al 1207. La città nel Medioevo era un centro di fondamentale importanza soprattutto per quanto riguarda la produzione di fibre tessili, la loro lavorazione, la concia delle pelli. Era sede tra l’alto di una numerosa comunità ebraica. Di conseguenza il commercio era quanto mai vitale, anche con i paesi del nord Europa e con l’Oriente. Grazie alla competenza e alla cortesia dell’archivista Daniela Casadidio, abbiamo potuto ammirare vari codici pergamenacei medievali del Fondo Notarile, di rilevante valore storico e in qualche caso anche artistico,, distinti, a seconda del formato in “protocolli”, “vacchette”, “bastardelli” (raccolte di atti notarili di piccola dimensione rilegati in quinterni), recanti spesso la “firma del tabellione”, ovvero un disegno particolare, un  segno di riconoscimento personale apposto dai notai dell’epoca in calce ai loro scritti.

 

Nel Medioevo i documenti più importanti necessitavano di materiale scrittorio pregiato, in questi casi pertanto veniva utilizzata la pergamena bianchissima proveniente dalla pelle di “agnelli mai nati”; in altri casi inoltre venivano apposti dei sigilli. Pezzo rarissimo e di gran pregio è il sigillo in cera d’api che chiude il documento in pergamena datato 1469, con cui l’imperatore Federico III concedeva i privilegi al Comune di Camporotondo.

Tra le fonti appartenenti al Fondo Comunale ricordiamo in particolare lo Statuto, codice cartaceo del 1563, il documento più antico del Comune di Camerino.

Grande interesse e forte commozione ha suscitato in tutti noi la sezione del Fondo IPAB (Istituto di Assistenza e Beneficenza) e dell’orfanatrofio di Camerino, nato con Giulio Cesare daarchivio cuore Varano agli inizi del XVI secolo, particolarmente ricca di documenti risalenti a metà Ottocento e riguardanti i bambini abbandonati che venivano a volte deposti nella “ruota degli esposti” della chiesa attigua al convento, sede degli odierni locali dell’archivio, e accolti dalle monache. La popolazione del posto all’epoca era in gran parte contadina e povera, alcune famiglie purtroppo non avrebbero potuto sfamare una bocca in più e dunque rinunciando al proprio figlio, speravano in un futuro per lui migliore. I documenti che registrano l’ingresso dei neonati, il loro nome la loro provenienza sono molto spesso corredati di brevi frasi, di collanine e medagliette con soggetti sacri, di cuoricini, tramite i quali le madri esprimevano tutto il loro amore e il loro dolore per dover abbandonare le loro creature. Quando un segno di riconoscimento risulta tagliato a metà testimonia la speranza da parte della madre di poter un giorno ricongiungersi al proprio figlio e di poterlo riconoscere facendo appunto combaciare le due parti. Questo evento però, a quanto risulta dai documenti, si è verificato una volta sola, nel caso di una bambina chiamata Domenica. 

In conclusione, siamo certi che la visita all’Archivio di Stato ci ha arricchito molto, ci ha fatto riflettere sul passato e sulle nostre origini, ci ha fatto sentire parte attiva di una comunità Abbiamo constatato che la storia è molto vicina a noi e che può insegnarci molto. Vedere direttamente le fonti ha fatto sorgere in noi tanti interrogativi sul passato, e anche sul presente. Tanti interrogativi a cui vorremmo in futuro, tramite la prosecuzione de nostri studi, contribuire a trovare risposte.

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